I canali (e la danza macabra) insegnano a far buon uso dell’acqua

Nosate è il più piccolo comune della più grande città metropolitana del Nord Italia. Ci sono arrivato passando su un ponticello talmente stretto che, per non ritrovarsene un ricordo sulla fiancata della macchina, occorre prendere bene le misure. Un’altra strettoia tra due alti caseggiati immette nella piazza principale, ma l’obiettivo della mia escursione domenicale è una chiesa ai limiti del centro abitato.

Al centro di un praticello curato e fiorito, con le sue pareti in pietra e mattoni rossi la struttura si presenta accogliente e familiare. Anche il nome è grazioso, S. Maria in Binda. Ma una volta entrati, il clima cambia. Il ciclo d’affreschi interno fu concepito per lanciare un messaggio incisivo e inequivocabile: la morte arriverà per tutti, senza fare distinzioni di classi e posizioni sociali. Agirà come la falce che ha reso quel prato così ordinato. Un semplice attrezzo agricolo diventa così simbolo della caducità della vita, se viene imbracciato da scheletri che si muovono fra esponenti di ogni livello della carriera ecclesiastica (e non solo), facendosi gioco dei simboli del loro potere. Come prepararsi a questa inevitabile prospettiva? Qualche consiglio lo troviamo sulla parete di fronte, dove campeggiano frammenti del ciclo delle opere di misericordia corporale. Quelle che si studiano a catechismo, ve le ricordate? Dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati… Gesti semplici, ma non così tanto da essere scontati.

Torniamo alla parete con quell’inquietante ammonimento. Alzando lo sguardo i toni mutano. La dolcezza della figura della Madonna col bambino si ripete per ben sette volte, in maniera solo apparentemente ripetitiva: ora un libro aperto, ora un libro chiuso, ora una collana di corallo o una mela in mano a Gesù. Ogni dettaglio, un messaggio. Doveva essere un ciclo eloquente quanto la danza sottostante, immaginandolo nello splendore dei colori originari e non deturpato dalla successiva applicazione del cartiglio di un ex voto legato a chissà quale disavventura per mare.

Usciamo dalla chiesa e, prendendo spunto dai frequentatori di questo luogo ameno, ci mettiamo a camminare lungo le acque che scorrono di fronte alla chiesa: anche se si tratta di un piccolo borgo, Nosate è al centro di un groviglio di canali e navigli che l’uomo ha creato nel corso dei secoli piegando le acque del fiume Ticino alle proprie necessità. Se volete una dimostrazione dell’imponenza di tali imprese, basta raggiungere una centrale idroelettrica (ormai in località Turbigo) affiancata da brevi ma impetuose cascate che riescono a trasmettere l’idea di quanta forza possa contenere l’acqua, anch’essa apparentemente così innocua.

Lorenzo Crola

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