Voltarsi per guardare avanti. “Terre selvagge”, Vassalli e la Storia

Il cortile del broletto di Novara ospitò nell’estate del 2015 la cerimonia di addio a Sebastiano Vassalli, lo scrittore che si aggiudicò il premio Strega 1990 con un romanzo, “La chimera”, dedicato alla vicenda dell’esposta Antonia, rinchiusa proprio in quel punto della città mentre veniva sottoposta a un processo per stregoneria. Un esempio di quell’operazione di “carotaggio” nella Storia che l’autore illustrò nel libro-intervista “Un nulla pieno di storie” (a cura di Giovanni Tesio): “Mi piace estrarre dal passato delle storie-campione – spiegava Vassalli – che ci aiutano a capire perché il mondo dove viviamo si è venuto formando in un certo modo”. Prima della prematura scomparsa, Vassalli  aveva fatto in tempo a terminare un ultimo romanzo “Io, Partenope” (uscito postumo), in cui era tornato a parlare di una perseguitata (per eresia) in quello stesso secolo, il ‘600, che secondo l’autore aveva iniziato a forgiare in maniera determinante il carattere degli italiani. Oggi però voglio parlare del titolo precedente, “Terre selvagge” (Rizzoli, 2014), un romanzo che Vassalli ha ambientato nel suo Piemonte.

Anche se non amava i generi letterari (“Il giallo, il rosa, il nero… La realtà non è divisa in generi” aveva commentato sempre in “Un nulla pieno di storie”), Vassalli è stato indubbiamente uno dei più originali innovatori del romanzo storico italiano nel secondo ‘900. Con “Terre selvagge” ci troviamo a 101 della nascita di Cristo, nel territorio allora noto come Campi Raudii, nome che potrebbe risollevare qualche ricordo scolastico assieme a quelli di alcuni personaggi come il console Gaio Mario o l’allora luogotenente Lucio Cornelio Silla, futuro dittatore di Roma. Mentre non dirà granché il nome di Boiorige. Perché è più facile ricordare i condottieri che ebbero la meglio nella Storia.

Se Vassalli ha raccontato spesso vicende di perseguitati, sfortunati,  personaggi ai margini della società (“Marco e  Mattio”, “La notte della cometa”) questa volta il protagonista è un popolo in movimento, i Cimbri, che cala dal nord Europa verso il nord Italia alla ricerca della propria terra promessa, individuandola forse ai piedi del monte Ros (Rosa, ovvero il “Macigno Bianco” del romanzo “Le due chiese”, ma anche il massiccio che spunta guardando il panorama dalla casa protagonista di  “Cuore di pietra”). E anche se la grande Storia è costantemente in primo piano (l’avvicinamento degli eserciti, gli accampamenti, i problemi di rifornimento, le dinamiche che hanno portato alla battaglia) rimane costante l’attenzione per le minute vicende umane: la sventurata sorte di due attori girovaghi, i soldati alle prese con la pesca dei gamberi di fiume, il folle che vuole sposarsi a tutti i costi la notte prima della battaglia.

I Cimbri emergono come un popolo determinato e combattivo, imbattibile, se non fosse che di fronte a sé trovano una potenza destinata a dominare, per poi essere anch’essa fagocitata nei processi storici: nei luoghi dove sorse l’arco in onore del trionfatore Gaio Mario, oggi non c’è più nemmeno una lapide. E  Proh, il villaggio dove la storia di un umile fabbro si intreccia con la Storia, è oggi un pugno di case e chiese in parte fatiscenti (proprio quel villaggio di cui vi ho raccontato in un articolo precedente, se vi sfugge: https://phileasfogg2020.com/2020/11/24/quegli-affreschi-finiti-in-cella/).

“Forse ci sono dei periodi, nella nostra storia, in cui per guardare avanti bisogna voltarsi” riflette Vassalli nelle pagine conclusive, notando in particolare come la storia d’Europa sia insanguinata da un continuo e sempre vano tentativo di unire questo continente, dalle imprese dei Romani ai progetti dei dittatori del ‘900, cui sono seguiti i più pacifici piani che hanno portato all’Unione Europea, oggi di nuovo in discussione con la fuoriuscita del Regno Unito. Vassalli non ha fatto in tempo a sapere della Brexit, ma il messaggio finale di “Terre selvagge” sembra tratto dai dibatti dei nostri giorni: “l’Europa potrà tornare a essere il centro del mondo se riuscirà ad accordare tra loro le sue molte anime, come si accordano gli strumenti di un’orchestra”.

Lorenzo Crola

3 pensieri riguardo “Voltarsi per guardare avanti. “Terre selvagge”, Vassalli e la Storia

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