Nomi, disgrazie e misteri di una Bellano fascista ma non troppo. “Nessuno scrive al federale” di Andrea Vitali

Caio Scafandro, Giulio Cesare Bombazza, Abito Friggitelli, Birmina Tifica, Libica Stintarelli, Civico Formiglini, Veritiera Minore, Firma Sudati, Gelina Finamai, Invrina Cocchi Bendati, Filodemo Curiale, Gorgonio Pestaquà, Omario Consiglio. E la famiglia Carpignati, composta da Eustasio, dalla moglie Mercuriale e dalla figlia Fusagna. Uno dei talenti di Andrea Vitali è indubbiamente quello di evocare un mondo piccolo e al tempo stesso magniloquente sbizzarrendosi nel coniare nomi remoti, retorici, ingombranti per i propri personaggi.

Partiamo dall’ultima della lista, la più originale e spassosa invenzione di “Nessuno scrive al federale”, il romanzo che Vitali ha pubblicato lo scorso anno per Garzanti, ambientandolo a cavallo tra 1929 e ’30, in un’Italia fascista ma non del tutto fascistizzata (comandata da «teste che al posto del cervello avevano un piatto di gnocchi», parola della perpetua Scudiscia). È la storia della disgraziata sezione del Partito Fascista di Bellano, sul lago di Como, e più in particolare del fascio femminile, guidato proprio dalla Carpignati, zitella dotata di scarse grazie,  «famelica, come un muratore», famosa per le sue cicliche infatuazioni con conseguenti assalti al malcapitato di turno. Finché dalla segreteria provinciale del partito giunge l’ordine di organizzare la prima Befana fascista. Per Fusagna si apre un mondo, che la porterà all’incontro fatale con il direttore dell’Ufficio Postale.

Benché il sottotitolo (“I casi del maresciallo Ernesto Maccadò”) intenda forse ammiccare parodisticamente al predominante poliziesco, non aspettativi un giallo. Il Maccadò sarà quasi completamente assorbito dalle sue faccende domestiche (un figlio in arrivo, possibilmente non il 28 ottobre); al massimo gli capiterà di dover scoprire chi ha lanciato una sveglia che quasi lo accoppava. La vera impresa tocca proprio alla Fusagna: trasformare la Befana in un evento fascista anche a Bellano, strappandola alla perpetua Scudiscia, che ogni anno proprio in quell’occasione aveva il suo momento di gloria.

Se su questa gente semplice e schietta si stanno allungando le mani della dittatura, è anche vero che la credulità popolare già modellava le menti: le disgrazie (è sempre la perpetua ad assicurarlo) accadono sempre a gruppi di tre e persino il maresciallo ricorre a strani riti per ritardare la nascita del proprio figlio, andando ad acquistare delle pere dal fruttivendolo del paese (l’unico per altro a tenere dei fiori, ma «solo quando ci sono i morti»).

Il medico-scrittore bellanese Andrea Vitali ci fa assaporare per brevi squarci questo mondo piccolo che sogna in grande attraverso capitoletti brevi, talora brevissimi, frutto di un sapiente mestiere di narratore affinato in oltre trent’anni di romanzi, costellati di riconoscimenti. Segnalerei in particolare un irresistibile premio Giovannino Guareschi per l’Umorismo nella Letteratura.

Lorenzo Crola

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