Per visitare la chiesa degli artisti occorre calare su Corconio il sabato pomeriggio

A Corconio si può arrivare dall’alto o dal basso. Dall’alto è meglio, se avete bisogno di lasciare la macchina da qualche parte e non avete il privilegio di risiedere a villa Bonola o in un’altra di quelle fortunate case che le stanno attorno. Anche la più umile delle residenze qui è un posticino in paradiso. L’unico frastuono è di tanto in tanto lo sfrecciare dell’autostrada viaggiante, ovvero (in termini meno poetici) il trasporto di camion a bordo di treni.

Orta, meta principale del turismo sul lago omonimo, finisce quasi sempre per oscurare gli splendidi borghi che le stanno attorno: Miasino, Ameno, Vacciago, per citare solo quelli che ho visitato. E poi c’è Corconio, minuscola frazione in cui al sabato pomeriggio il parroco sale ancora per dire messa. È l’evento della settimana, annunciato da festose campane il cui suono corre ben oltre la comunità che deve allertare.

Anche la più umile delle residenze qui è un posticino in paradiso. Unico frastuono, lo sfrecciare dell’autostrada viaggiante

Scoprii Corconio ormai sei anni fa, collaborando con una mostra per me provvidenziale: “Capolavori del Barocco. Il trionfo della pittura nelle terre novaresi”, tenutasi presso il Broletto e la sala Casorati di Novara. Passare molte ore tra le opere esposte mi permise di aprire gli occhi sulle tante tele di pregevole fattura nascoste in un territorio normalmente ritenuto lontano dai grandi flussi della storia dell’arte. Dopo la mostra sentii il bisogno di andare a scoprire quelle pale d’altare nella loro collocazione originaria, un po’ per gli stessi motivi di cui vi ho parlato nell’articolo sulle rovine di San Clemente a Barengo (potete sempre andare a rileggere quell’articolo e farmi sapere se siete d’accordo…).  

La fortuna artistica di Corconio sboccia nel ‘600 grazie ai Bonola, famiglia di mercanti con una spiccata sensibilità per il bello

Una tappa di questo itinerario post mostra fu proprio Corconio. Ci arrivai dal basso in un torrido pomeriggio d’estate prendendo la strada che inizia a salire appena dopo il lido di Gozzano, affollato di bagnanti in cerca di refrigerio. Ci sono tornato quest’anno, in un gelido pomeriggio di febbraio. Dall’alto. L’esperienza insegna… Oltre a trovare posto per la macchina, in questo modo ho scoperto anche l’immancabile cimiterino con vista, dominato dalla tomba Bonola, lo stesso nome della ricca famiglia di mercanti che nel ‘600 fece la fortuna artistica di questo borgo.  Nella loro sconfinata sensibilità per il bello, Rocco Bonola e il figlio pittore Giulio vollero portare a Corconio l’Accademia di San Luca, sodalizio di artisti che trovò sede nella parrocchiale di S. Stefano. Potremmo ribattezzarla “la chiesa degli artisti”: nella volta della navata troviamo personaggi del culto che si distinsero dipingendo e scolpendo (beato Angelico, San Luca e persino Dio, artefice dell’uomo e del creato). Tutto qui inneggia all’arte, attraverso quella giocosità barocca di cui troviamo un emblema nella pala dove la Madonna posa di fronte allo stesso San Luca che la ritrae in una pietà, mentre al di sotto un putto si diverte maneggiando tela e pennello.

Lorenzo Crola

Nella chiesa parrocchiale tutto inneggia all’arte, con la giocosità tipica del Barocco.

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