Attraversare il Ticino su un ponte da capitale europea

In una vecchia e libera trasposizione cinematografica del racconto “Il cappotto” di Gogol’, diretta da Alberto Lattuada, vediamo il protagonista incamminarsi su un bel ponte coperto, in una fredda e solitaria atmosfera che riflette le angosce della sua esistenza.

Modesto ingranaggio di un’arida macchina amministrativa, Carmine (nel film)/Akàkij  (nel racconto) è ignorato o deriso da superiori e colleghi.

Cerca allora la riscossa comprandosi un soprabito nuovo, su misura.

“Il cappotto” è uno dei cinque fulminanti “Racconti di Pietroburgo” in cui l’autore russo-ucraino descrive una sorta di calore umano che tenta di emergere in alcuni personaggi della gelida capitale imperiale.

Nella citata pellicola italiana, uscita nel 1952,  troviamo un Renato Rascel insolitamente drammatico nei panni del povero Carmine e la nostra Pavia nei panni di San Pietroburgo.

L’ex capitale del Regno Longobardo venne selezionata per ambientare e girare questa storia così intrinsecamente legata alla città degli zar.

nel film “il cappotto” di Lattuada (1952), pavia è stata scelta per rappresentare la san pietroburgo di gogol’

In effetti, a Pavia una certa aria di capitale si può ancora respirare. Le cripte che continuano a parlarci del periodo di splendore altomedievale, le torri che frastagliano il centro, le maestose basiliche romaniche. E il ponte coperto, degno di una grande città europea.

Nonostante il traffico, ha qualcosa di romantico attraversarlo e vedere il Ticino incorniciato dalle sue arcate, le rive ora più ora meno belle (a causa di palazzi non sempre di buon gusto), il cupolone del duomo che spunta tra le colonne.

Prova ne sono le ringhiere infestate dai lucchetti delle coppie di mocciosi.

pavia è stata capitale del regno longobardo. e molte tracce del suo illustre passato riemergono ancora

I resti di un pannello informativo parlano di ricostruzione nel dopoguerra di una struttura del ‘300. Un altro pannello, in migliore stato di conservazione, precisa che l’attuale ponte coperto è una “libera ricostruzione postbellica (come non era e dove non era) di un capolavoro di ingegneria medievale”.

sul ponte coperto, tra storia e romanticismo, sembra di passeggiare in una grande città fluviale d’europa

Le ricostruzioni possono non piacere, come i lucchetti di Moccia. Ma per il sottoscritto attraversarlo è stata sicuramente un’esperienza paragonabile a quella provata sui grandi ponti d’Europa.

Mi limito a citare il ponte Carlo di Praga, accomunato alla struttura pavese da un Santo, Giovanni Nepomuceno. Là gli hanno dedicato una statua, qui addirittura una cappella, appoggiata su uno dei piloni.

Altra differenza è il traffico, assente a Praga. Chissà come sarebbe il ponte coperto di Pavia senz’auto. 

Lorenzo Crola

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