Il non distributore di non libri

Durante una lezione di sociologia all’università ricordo che il docente parlando di “non luoghi” (cioè, semplificando, punti affollati dove non si crea alcuna socialità) fece l’esempio della fermata Porta Venezia del passante ferroviario di Milano.

Uno spazio coperto da un’immensa volta, dalle dimensioni talmente dilatate da sembrare sempre semideserto. Graffiti autorizzati e non (perlopiù di qualità medio-bassa) tentano di dare note di colore al grigiore dominante.

Frequentando recentemente questa stazione, tra i distributori automatici di cui è disseminata ne ho notato uno solitario e dimenticato. Dimenticato da talmente tanto tempo che i prodotti all’interno sono coperti da uno strato di polvere che ancora fa intravvedere qualche nome: Federico Moccia, Fabio Volo, James Patterson. Sì, si tratta di libri.

IN UN’IMPERSONALE STAZIONE DEL PASSANTE DI MILANO GIACE SOLA E ABBANDONATA UN’IMPERSONALE MACCHINETTA, PIENA DI LIBRI IMPOLVERATI

Qualche anno fa nelle stazioni del passante erano spuntate delle macchinette come questa. Iniziativa che possiamo vedere da prospettive diverse. Riconosciamogli il tentativo di mettere dei libri a disposizione del viaggiatore annoiato, che deve magari ingannare l’attesa di un treno in ritardo, in una stazione che non offre nessun tipo di servizio (se non altri distributori automatici).

I VOLUMI, PROPOSTI COME LATTINE DI PAROLE, SPAZIANO DA FABIO VOLO A PRONTUARI PER COGLIERE “IL BELLO DELLA VITA”

Per contro, spicca  l’impersonalità di un distributore che, vista la selezione proposta, sembra presentare il libro come una lattina di parole (a cinque euro l’una). Oltre agli autori citati, il viaggiatore poteva decidere di sorseggiare anche “Pensieri azzurri per Vivere sereni” o “Prendere Tutto il Bello della Vita” (con le maiuscole proprio così) di Omar Falworth. Oppure un “Antivirus per la mente” di Maurizio Fiammetta, o ancora “Attività estreme. Stati alterati di coscienza” di Piero Priorini.

Ora, non so se per mancanza di clienti o per disinteresse del gestore,  il non distributore di non libri se ne sta lì, solo e abbandonato sotto la volta del non luogo. Voi cosa ne fareste?

Lorenzo Crola

27 pensieri riguardo “Il non distributore di non libri

  1. si potrebbe fare un esperimento scientifico: si lascia lì tutto così com’è guardando solo se i microorganismi attaccheranno i libri decomponendoli (e assumendo allo stesso tempo montagna di cultura). Se ciò non avverrà vorrà dire che quei libri sono meritevoli di rimanere lì per sempre, dimenticati e non letti.

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  2. Dalle risposte che hai avuto presumo che il distributore di libri non funzioni più. Allora si potrebbe sperare o segnalare che qualcuno lo venisse ad accomodare, altrimenti….resterebbe la prova provata dell’indifferenza del degrado cittadino, pure culturale!

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  3. L’idea di fondo è anche carina, ma credo non sia stata sfruttata a pieno, a giudicare dai libri rimasti e dalle condizioni del distributore… Senza considerare poi la classica mancanza di manutenzione tipica dei luoghi pubblici Milanesi, il disinteresse generale verso la lettura… Sembra quasi un fallimento preannunciato.

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  4. E dire che sono passato diverse volte in quella stazione, ma non mi sono mai accorto che ci fosse un distributore di libri. Visti i titoli, forse è stato un bene. Che farne ? Non saprei. Non riesco a pensare di comprare libri da un distributore automatico. Sarebbe interessante sapere con quale (delirante) criterio sono stati scelti quelli messi nell’incolpevole distributore. Proporrei di riusare il distributore per scopi meno umilianti (per il distributore) e applicare una cura “Pepe Carvalho” ai libri.

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