Un giorno al Salone dei balocchi

Stazione di Torino Porta Nuova, regionale veloce per Milano Centrale. Una signora seduta in un’affollata carrozza esclama: «E poi dicono che gli italiani non leggono».

Intorno a lei, gente intenta a gustarsi il bottino della giornata, estratto da borse griffate Treccani, Adelphi, Einaudi.

Non è il convoglio per il paese dei balocchi culturali, ma semplicemente uno dei treni che riportano a casa i visitatori del Salone del libro, evento che la scorsa settimana è tornato finalmente ad accogliere editori, scrittori, lettori e quadrupedi (ecco, chi porta il cane e lo costringe tutto il giorno a migrare da uno stand all’altro proprio non lo capisco).

AL TANTO ATTESO RITORNO, L’EVENTO SI È PRESENTATO IN UNA VERSIONE PIÙ VIVIBILE E ALL’ALTEZZA DELLE ASPETTATIVE. CON I PROBLEMI DI SEMPRE

VUOI NON FERMARTI A FARE UNA FOTO ALLA TORRE LIBRARIA?

Se siete tra quelli che giudicano le città in base al numero (e alla qualità) delle librerie, mi potete capire: anche per voi andare a Torino per il Salone sarà come raggiungere il paradiso per un giorno.

Per chi normalmente non riesce a resistere nemmeno alla più scalcinata bancarella, è un’occasione ghiotta potersi tuffare tra centinaia di stand delle maggiori e (per fortuna) di tante minori case editrici, disposte fianco a fianco. 

STAND ED EVENTI DEI PICCOLI EDITORI SONO SEMPRE UNA MINIERA DI SORPRESE. I GRANDI GRUPPI PAIONO INVECE IN CRISI DI IDENTITÀ

E devo dire che sono proprio gli editori minori (e minimi) la vera sorpresa per chi cerca qualcosa di nuovo e interessante, con i loro mini stand dove un addetto sorridente e affabile è pronto a presentarti novità e cavalli di battaglia della propria impresa editoriale.

Perché in fondo entrare in un mega spazio come quello di Mondadori è un po’ come visitare una comune libreria di catena (complice il fatto che ormai molte sono appunto librerie Mondadori): l’interminabile saga fantasy, l’imperdibile ricettario in cima alle classifiche, le memorie del calciatore/del politico/della soubrette del momento…

ÀCQUA TRECCANI. PER ASSETATI DI CONOSCENZA

Curioso comunque notare che lo spazio Rizzoli oggi si trovi sotto la grande ala del Gruppo Mondadori. Si narra che Arnoldo Mondadori mandasse il portiere a prendere in prestito in edicola i periodici della rivale Rizzoli, pur di non comprarli (lo raccontava Luca Formenton Macola sulla “Domenica” del “Sole 24 Ore” del 3 ottobre scorso).

E che dire dell’area del gruppo Mauri Spagnol dove vanno a confondersi (e perdere così la loro identità) storici marchi come Garzanti e Longanesi?

CON TUTTI GLI STIMOLI CHE OFFRE UNA GIORNATA AL SALONE DEL LIBRO, L’ESPERIENZA DURA IN REALTÀ TUTTO L’ANNO

Insomma, gioie e dolori di sempre. Questo Salone mi è comunque sembrato un po’ più vivibile del solito, in termini di organizzazione degli spazi e affollamento. Certo rimane il disagio di dover mangiare seduti sull’asfalto.

E il sito per prenotare gli eventi a me è risultato un po’ legnoso, così ho desistito e ho deciso di optare per incontri ad accesso libero, come la presentazione di “Tradurre l’errore” di Franco Nasi (edito dalla “piccola” Quodlibet, appunto). Mi aveva attratto per il titolo ed è stato assolutamente all’altezza delle aspettative.

FORTUNA CHE L’ANNO DANTESCO È QUASI FINITO. SENNÒ, A COS’ALTRO SAREMMO ARRIVATI?

Considerato che le prenotazioni di alcuni eventi aprivano sei ore prima dell’inizio… chissà se qualcuno si è veramente alzato alle 5 per assicurarsi un posto all’incontro con l’autore di grido.

A fine giornata torno a casa, come sempre, col mio carico di libri, segnalibri, cataloghi, brochure, cartoline, spille, matite. Un bagaglio grazie al quale l’esperienza al Salone proseguirà in realtà per tutto l’anno (molte pubblicazioni interessanti le scopro sfogliando appunto i cataloghi).

In realtà, calcolando che dall’anno prossimo il Salone dovrebbe tornare a tenersi a maggio (come è sempre stato), mancano solo sei mesi alla prossima edizione. Pensandoci bene, non sarebbe poi male se diventasse un evento semestrale.

Lorenzo Crola

P.S. Scusate per la qualità delle foto, peggiore del solito. La macchina fotografica stavolta proprio non entrava nello zaino 😀

37 pensieri riguardo “Un giorno al Salone dei balocchi

  1. Solo tanta invidia!! In questo weekend mi hanno montato la nuova libreria (una sequenza di Billy e Gnedby Ikea). Finora ho contato 6 pezzi montati al contrario, ma non escludo di poterne trovare altri. Ciò che fa gola sono i vari ripiani liberi che in qualche modo dovrò prima o poi riempire.

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    1. Speriamo! Potrebbero esserci tanti fattori. Pensa anche al fatto che durante la pandemia, causa stop forzato di tante attività, si è letto di più. Magari un po’ di persone si sono abituate a leggere di più. Inoltre il Salone mancava da due anni e mezzo, molti lettori (me compreso) avranno cercato di recuperare 😀

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  2. Bellissima esperienza, grazie per averla condivisa così bene!!! Fra le tue parole e le foto che sono venute benissimo, è stato un po’ come visitare la mostra attraverso i tuoi occhi!!! Speriamo davvero che la lettura abbia fatto innamorare più persone del solito!!!! Ciao Lorenzo e grazie ancora!!!!

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      1. Il meglio lo ha dato negli anni ’90: espositori da tutto il mondo, boom di vendite di dischi rari e da collezione.
        Ora gli espositori stranieri sono sempre meno, rimane vivo il rock anni ’50-’60 , molta italiana vintage, ma poca variabilità, anche perché la produzione discografica recente è ben più modesta in questi ultimi anni rispetto ai decenni precedenti.

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  3. Personalmente vivo il salone del libro da lontano, troppo lontano per andarci fisicamente in una stagione assai incerta tra ripresa scolastica e clima variabile (la Puglia è troppo a Sud rispetto a Torino) e, soprattutto, da autore di nicchia di medie case editrici, mi domando sempre se tutto il fumo corrisponda, poi, all’arrosto e, sinceramente, preferirei più micro eventi maggiormente distribuiti che una sola grande bolgia… però, un po’ come per Sanremo, mi piace leggere a riguardo…Rimane, questo tuo, un gran bel pezzo scritto con criterio, complimenti.

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  4. Anch’io mi sono sempre augurato di avere la possibilità di partecipare a più eventi distribuiti nel tempo… infatti tutto sommato non mi era dispiaciuto il fatto che avessero iniziato a fare un salone anche a Milano (che rimaneva comunque una “bolgia”). Adesso c’è in vista il Salone del libro usato a Milano. A Torino c’è anche “Portici di carta” che è molto carino come evento. Forse dovrei iniziare a cercare eventi più ridimensionati, sono certo che ce ne sono tanti, pur non avendo la visibilità del Salone di Torino

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