“Il borghese Pellegrino”, fatale fu l’incontro tra lingua e gastronomia

Pellegrino Artusi è stato non solo un insigne cultore di scienza gastronomica (per lui il mangiare era un affar serio), ma anche l’autore di una raccolta di ricette con relativi aneddoti che raggiunse una popolarità tale da aver contribuito alla diffusione della lingua italiana nell’800 (in questo ruolo, viene talora accostato ad Alessandro Manzoni).

Essendosi distinto nei campi della cucina e della lingua italiana, che rappresentano due delle mie maggiori passioni (almeno come consumatore), non potevo che essere affascinato dalla figura dell’Artusi.

MALVALDI METTE IN SCENA UNO DEI MAGGIORI CULTORI DI CUCINA (E LINGUA) ITALIANA IN UN GIALLO GUSTOSO, CHE SI AFFRONTA CON VORACITÀ FINO ALL’ULTIMA FORCHETTATA

È stato quindi inevitabile prendere in mano il romanzo ”Il borghese Pellegrino” quando ho scoperto che in questo giallo, pubblicato nel 2020, Marco Malvaldi aveva messo in scena  proprio il buon Pellegrino (per la seconda volta in realtà, dopo “Odore di chiuso”).  

È stato anche il titolo con cui mi sono deciso ad affrontare Malvaldi, come autore. Perché come oratore me lo ricordo in un incontro di qualche anno fa al “Salone del libro” di Torino accanto a Tomaso Montanari, in una irresistibile lezione parallela di chimica e storia dell’arte.

Non c’è che dire: la lettura del “Borghese pellegrino” è stata gustosa, come un piatto che all’inizio devi assaggiare per prendere confidenza e poi, una volta abituato il palato, continui a consumare con sempre maggior voracità fino all’ultima forchettata.

Ammetto che quando ho preso in mano il libro, attratto appunto dalla figura dell’Artusi, nemmeno sapevo che si trattava di un giallo. Come garanzia mi bastava l’inconfondibile formato Sellerio, sinonimo  di qualità.

Di Malvaldi mi ha colpito innanzitutto un linguaggio costellato da insolite (almeno per me) espressioni, credo attribuibili alla sua toscanità.

Per esempio, quando l’autore chiarisce di quale genere di romanzo si tratta, si rivolge direttamente al lettore assicurandogli che «nel volgere di qualche pagina qualcuna delle persone  che stai per conoscere tirerà il calzino».

‘Tirare il calzino’ per ‘morire’  mi risultava nuovo. L’ho trovato sul “Battaglia” (o meglio il “Grande dizionario della lingua italiana”), dove si cita Anton Maria Salvini, erudito del ‘700, secondo cui l’espressione è ispirata “dalle  convulsioni  che  fa  il  moriente”.

Altri invece la legano alla  pratica di seppellire i morti senza le scarpe, ma con i calzini appunto.

‘TIRARE IL CALZINO’ È UNA DELLE ESPRESSIONI CHE CARATTERIZZANO LA LINGUA DI MALVALDI. PER SPIEGARLA CI SONO TEORIE CHE RISALGONO AL ‘700

Tornando alla cucina, mi sono segnato anche questa frase: «Ogni cuoco dilettante gode come un papero nel potersi presentare a una nuova conoscenza con i suoi piatti». Finora pensavo che fossero i ricci gli animali specializzati nel godere.

Ho scoperto poi una parola nuova, o meglio un significato nuovo di una parola: ‘bottino’ nel senso di ‘cunicolo’. Secondo un personaggio del romanzo, ‘bottino’ sarebbe una forma italiana equivalente a ‘tunnel’, volendo evitare di usare l’anglismo, che finiamo sempre per pronunciare a modo nostro (d’altra parte, chi mai direbbe “il tannel del monte Bianco”?).

Lorenzo Crola

Ringrazio Fabrizio Merletti per aver messo a disposizione la sua “Piccola officina del libro” a Oleggio (Novara) come sfondo per le foto di questo articolo

4 pensieri riguardo ““Il borghese Pellegrino”, fatale fu l’incontro tra lingua e gastronomia

    1. Sì, ho letto che è proprio di Pisa. Tra l’altro ho accompagnato un amico a farsi firmare una copia da lui e sono bastate due parole per capire che era toscano 😀 da questo libro ho imparato parecchie espressioni, ne ho citato solo un campione nell’articolo

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    1. Ma sai che non ci avevo fatto caso? È incredibile come una cosa così macroscopica possa passare inosservata, forsa per la foga di proseguire nella lettura della storia… la numerazione è sicuramente originale, credo di aver capito la “logica” ma non l’ho decifrata del tutto 🙂

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