Un telegiornale annotato per quattro secoli nell’oratorio di S. Sebastiano ad Arborio

Alluvioni, guerre, epidemie. Sono le notizie che aprono un qualunque telegiornale odierno, ma anche i temi ricorrenti nell’oratorio di San Sebastiano ad Arborio, uno dei più famosi centri della pianura risicola vercellese.

In questa semplice ma affascinante cappella, dal ‘500 all’800 si sono accumulati circa centocinquanta messaggi incisi con disinvoltura sugli affreschi da visitatori, pellegrini e devoti.

Scrivendo notizie sugli abiti degli stessi santi a cui si rivolgevano in preghiera,  i nostri avi hanno voluto testimoniare le avversità con cui l’uomo da sempre si scontra nel tentativo di dominare la natura e i propri simili.

Mutano semmai le proporzioni: i cambiamenti climatici assumono scala globale, le guerre diventano mondiali, le epidemie evolvono in pandemie.

REALIZZATE AI DANNI DEGLI AFFRESCHI, LE INCISIONI DI QUESTA CAPPELLA SONO UN PATRIMONIO DI NOTIZIE RIGUARDANTI L’ETERNA LOTTA DELL’UOMO CON LA NATURA E I PROPRI SIMILI

Così, prima ancora del pregevole ciclo di affreschi interno, sono proprio le incisioni ad attirare l’attenzione, con il loro carico di pensieri, tormenti, messaggi di speranza e disperazione.

Sulle eleganti vesti di un San Sebastiano leggiamo che nel 1673 «è tanpestato dala terra in giu et ha portato via ogni cosa».

Qualche anno prima un tale G. Giletta, più incline a vedere il bicchiere mezzo pieno, scriveva soddisfatto «seminata dela avena» e «fatto bono proffitto».

Mentre nel 1654 «la Sesia ha menato via il castello». E pensare che poco più a nord di Arborio, tra Romagnano Sesia e Gattinara, si sta oggi allestendo un ponte provvisorio per rimediare al crollo della struttura divorata dallo stesso fiume un anno fa.

Anche i “graffitari” del passato parlano di costruzione di strade e ponti, così come della morte di notabili, del passaggio di truppe francesi, spagnole e tedesche, in un’epoca in cui la Pianura Padana era già un campo di scontri internazionali.

Nel ‘700 si parla anche di eclissi e comete («la stella di Mercurio con una scoa di foco»).

Ma finora abbiamo parlato solo dell’opera dei “vandali” del passato.

Le storie che questo oratorio è pronto a raccontarci, isolato all’ingresso sud del paese, sono anche quelle della passione e resurrezione di Cristo, attraverso un ciclo di affreschi tormentato anche dal punto di vista esecutivo.

I GRAFFITI SONO SOLO UNA DELLE FONTI DA ASCOLTARE IN QUESTA CAPPELLA. I CICLI PITTORICI SONO LÌ A RICORDARCI QUANTO FANTASIOSA PUÒ ESSERE LA MENTE DI UN TORTURATORE

Più mani si sono avvicendate in questa chiesa a partire dal ‘400, come testimoniano le visibili differenze stilistiche tra l’abside principale, le pareti dell’aula e un’ulteriore abside laterale (lato sud).

Non posso lasciare questo oratorio, però, senza parlarvi di S. Erasmo, martire del IV secolo che secondo una versione della sua leggenda sarebbe stato sottoposto all’asportazione dell’intestino: lo troviamo in un affresco decisamente più tardo rispetto al ciclo citato, con gli aguzzini che si occupano dell’asportazione delle sue interiora sistemandole con cura su un’apposita ruota.

Anche per questa volta, di storie ne abbiamo scoperte abbastanza.

Lorenzo Crola

14 pensieri riguardo “Un telegiornale annotato per quattro secoli nell’oratorio di S. Sebastiano ad Arborio

  1. Niente male scoprire questi piccoli “vandalismi” scritti come testimonianza del passato.
    Chissà perché quelle persone hanno sentito la necessità di scrivere sul muro di una chiesa gli avvenimenti del tempo. Forse per il senso di “autorità” della chiesa e dei prelati?

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    1. Guarda su questo caso dell’oratorio di Arborio c’è qualche studio, perchè le incisioni sono particolarmente numerose e ricche di informazioni. Ci sono diverse teorie e tentativi di spiegazione. Prima di tutto ho letto del fatto che scrivere sulla figura di un Santo è un po’ come rivolgersi a lui direttamente, poi di certo la chiesa è un luogo frequentato e che si immagina duri nei secoli, quindi (in un mondo senza giornali, tv, telefonini ecc.) sembrano anche dei messaggi lasciati ai posteri.
      L’autorità della chiesa come la vedi connessa? Forse una sfida a questa autorità?

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      1. Ah questo sicuro, è proprio un aspetto che è stato toccato negli studi che ho consultato. È una forma di preghiera in certi casi, una preghiera più “materiale”.
        Comunque mi chiedo, a questo punto, come venisse vista questa usanza dal clero: se la vedevano come una forma di preghiera o qualcosa che rovinava la chiesa… dal numero di graffiti qui ad Arborio penso che da parte dei sacerdoti ci fosse approvazione perché sembrano troppo numerosi per essere fatti di nascosto. Chissà

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  2. Questo oratorio di San Sesbastiano ad Arborio è bellissimo!!! Si rimane senza parole nell’ammirare gli affreschi dell’epoca! Io non credo che le scritte siano opera di vandali. Magari sono richieste di aiuto, scritte sulle vesti del santo affinchè non si dimentichi di quella richiesta, oppure parole di eterno ringraziamento per qualcosa andata a buon fine.

    Spero che nessuno cancelli mai quegli scritti, perchè quelle parole raccontano la storia e la vita di quei tempi.

    Ciao Lorenzo è sempre interessante leggerti!!! 🙂

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  3. Grazie Vittoria, è sempre bello anche leggere i tuoi commenti.
    Sono d’accordo con te, “vandali” si può usare solo tra virgolette ed è forse il modo con cui oggi definiremmo chi fa incisioni su opere d’arte. Nel caso di quell’oratorio ci sono dietro invece tutte le situazioni e le motivazioni di cui parli tu. È un’emozione particolare ritrovarsi in questi posti e pensare a chi ha scritto quei messaggi, parlando in un certo senso proprio a noi…

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  4. Molto interessante questo post, come sempre. Aggiungo qui ai vari commenti che un tempo non c’era un forte concetto di opera d’arte, gli affreschi erano i disegni della chiesa di tutti per cui le scritte qualunque sia il loro fine credo siano state “inflitte” nel più totale candore

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    1. È vero, anche questo aspetto è da tenere in considerazione. Il concetto e la considerazione dell’opera d’arte sono evoluti gradualmente, così come quello di bene culturale (che, anzi, è un’idea tutta dei nostri tempi credo). Probabilmente il ruolo dell’opera d’arte varia anche da cultura a cultura.
      Oggi per noi l’opera d’arte ha un valore sacro, è qualcosa di intoccabile e va conservata, restaurata ogni volta che è possibile, ma in passato un affresco rovinato in una chiesa era considerato qualcosa di indecente, da sostituire con qualcosa di nuovo

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