Tappa a Barbaresco senza assaggiare Barbaresco

Man mano che attraversavo il Piemonte lungo l’A26 e poi l’A21, il cielo grigio della mattinata andava via via evolvendo verso un bianco nebbia.

La mia meta era Alba e la sua Fiera del Tartufo, ma avevo una mezza idea di esplorare anche i dintorni facendo tappa a Barbaresco, almeno per un caffè (che vi devo dire… di vino posso anche non assaggiarne, ma senza caffè non ce la faccio).

TARTUFAIO A BARBARESCO, TANTO PER PREPARARSI PER LA FIERA DI ALBA

A queste celeberrima località delle Langhe il fido Atlante stradale De Agostini attribuisce una stellina rossa (queste segnalazioni turistiche sono sempre una certezza, come vi ho raccontato nell’articolo su S. Maria in Bressanoro). Quindi ero già convinto.

E poi Barbaresco è un nome così ruvidamente altisonante. Tutte le guide citano la sua possente torre medievale. Chissà quante storie avrà da raccontare…

BARBARESCO TRA I FILARI (DI BARBARESCO?)

Lungo la strada però sorge quel dubbio legato alla situazione meteorologica.

Poi mi decido: in fondo io mi trovo a mio agio in condizioni di bassa visibilità. I luoghi avvolti dalla nebbia sono pura poesia. Allora andiamo.

UNA GIORNATA DI NEBBIA È LA MIGLIOR CONDIZIONE METEOROLOGICA CHE CI SI POSSA AUGURARE PER ARRIVARE NELLE LANGHE

Mai decisione fu più azzeccata. L’arrivo a Barbaresco è stato letteralmente uno sbarco in un mare di nebbia (la citazione del quadro di Friedrich può parere scontata, ma è l’unica che possa rendere l’idea del dipinto in cui mi sono trovato immerso).

È semplicemente magico ritrovarsi circondati da borghi che sembrano galleggiare fra ondate nebulose che si infrangono su filari ormai tinti d’autunno. 

È uno di quei momenti in cui non puoi non fermare la macchina nella prima piazzola e metterti ad ammirare a bocca aperta e a fotografare (per altro con risultati indegni rispetto allo scenario originale).

Fra questi borghi spunta anche Barbaresco, dominato in effetti da una bella torre, possente e regolare (fatta eccezione per uno strano bitorzolo alla base).

«Barbaresco si può riassumere così – dice la guida “Lonely Planet” – una via, una torre, cantine, altre cantine, ancora cantine, tutte circondate da vigne».

Con quella posizione dominante sulla valle del Tanaro, è evidente anche a chi è negato per la storia il motivo per cui è stata costruita quassù una fortificazione

La torre di Barbaresco faceva parte di un articolato sistema di punti di avvistamento.

Oggi continua a essere un faro che permette di avvistare il borgo anche fra la nebbia.

RIPIENA DI TERRA FINO A METÀ, LA TORRE CONTINUA A ESSERE UN FARO CHE PERMETTE DI AVVISTARE IL BORGO DA LONTANO

La curiosità è che si accede tramite una struttura moderna in vetro e acciaio, perché – leggo nella brochure fornitami all’ingresso – la torre è ripiena di terra fino a metà e un tempo si raggiungeva l’entrata solo attraverso una scala a pioli.

Dalla sommità è possibile scorgere monti, paesi e città, ma soprattutto vigneti.

Anche l’addetto all’accoglienza in caso di nebbia vi suggerisce di salire prima possibile in cima, per contemplare le Langhe in tutta la loro poesia.

QUI IL VINO È SACRO. E L’EX CHIESA DI SAN DONATO È DIVENTATA LA SEDE DELL’ENOTECA REGIONALE DEL BARBARESCO

Poi si può scendere agevolmente e visitare la mostra in corso, in questo caso “Andy in Langa” di cui vi propongo qualche scatto “iconico” che sicuramente fa eco al turbinio di colori in cui vi ritrovate immersi visitando le Langhe in autunno.

Un piano della torre è dedicato alla sala di analisi sensoriale, per un’esperienza enologica che coinvolge i cinque sensi.

DAL MANIFESTO DELLA MOSTRA “ANDY IN LANGA”, CON OPERE DEL MAESTRO DELLA POP ART

La chiesa parrocchiale di Barbaresco  «ha una notevole facciata a due ordini», dice la “guida rossa” del Touring. Era in effetti l’unica parte apprezzabile di questo edificio, che ho trovato chiuso.

Chissà se anche gli autori della guida si sono limitati a descriverne l’esterno per questo motivo.

SCORCIO DELLA VIA CENTRALE DI BARBARESCO, CHE INCORNICIA LA CHIESA PARROCCHIALE
L’INTERNO DELLA “CAPPELLA DEL BARBARESCO”

Era aperta invece l’ottocentesca ex chiesa di San Donato, divenuta sede dell’Enoteca Regionale del Barbaresco (in perfetta continuità con il culto precedentemente praticato, visto che parte essenziale del rito consiste sempre nel bere un calice di vino).

Lorenzo Crola

9 pensieri riguardo “Tappa a Barbaresco senza assaggiare Barbaresco

  1. ero stato in questa località in autunno, un paio di anni fa, tra l’altro nel mio blog devo ancora raccontare questo viaggio, pensa un po’. Ero salito anch’io sulla torre, bellissimo panorama. Certo vederlo ammantato di nebbia è uno spettacolo stupefacente, forse dovevo tornarci in queste condizioni, quando c’ero stato io c’era ancora un clima estivo, anche molto caldo. Però il borgo nel suo complesso mi era piaciuto.
    Bellissime le tue immagini 👍👍😉👏👏👏

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    1. Ahah, anche tu hai tempi lunghi per raccontare i viaggi… mi consolo. Questo articolo tutto sommato l’ho scritto in fretta.
      Penso in effetti che sia uno di quei posti che vanno visitati più volte, in stagioni e condizioni meteo diverse… ogni volta sicuramente ha il suo fascino

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      1. il fatto è che ho migliaia e migliaia di immagini, quindi di volta in volta scelgo la narrazione da raccontare, e spesso molte finiscono in archivio per dare spazio alle più recenti. Le tengo nel caso non facessi gite nuove per molto tempo, in modo da avere materiale per non fermare il blog, che come ben sai porto avanti 365 giorni all’anno. 😊😊 L’idea di vedere il borgo in altre stagioni ora che ci penso non sarebbe male, potrebbe essere un’idea..👍👍👍👍

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      2. Sì, io sicuramente ci tornerò. Le Langhe in generale penso diano sensazioni speciali in ogni stagione (e poi ho bisogno di vedere Alba senza le luci di Natale che, almeno di giorno, mi rovinano le foto…)
        Per la gestione del blog, ti capisco benissimo. Anch’io ho materiale che resta da parte e altre cose fresche che, chissà perché, pubblico invece velocomente. Abbiamo bisogno dell’ispirazione probabilmente. Stavo pensando di fare degli “articoli” di sole foto, per i casi in cui non mi viene da scrivere, ci devo riflettere

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  2. Bella la mappa riferita a ciò che si vede intorno alla torre.
    Trovo sempre carino ed interessante la “mappa visiva panoramica” che troviamo in alcuni luoghi, per esempio in montagna, collina, e non solo. Almeno si riesce a capire, se non si è originari di quel luogo, ciò che si ha di fronte, ed avere una consapevolezza maggiore dei luoghi che si stanno visitando.

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    1. Anch’io mi metto sempre a osservarle, anche perché mi piace riconoscere ciò che si vede in lontananza. “Quello è il Monviso” ok, ma con il resto è dura… per fortuna a volte si trovano queste mappe

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