L’uomo oltre la corona d’alloro. Dante secondo Alessandro Barbero

Meglio o peggio del 2020 non lo sappiamo, ma di certo il 2021 sarà l’anno di Dante. Restrizioni anti-pandemia permettendo, un fitto calendario di iniziative nei prossimi mesi dovrebbe impedirci di dimenticare che il nostro sommo poeta morì settecento anni or sono. Il che costituisce per altro una delle poche certezze riguardo a quella tribolata parte della sua vita che lo vide peregrinare di corte in corte mentre a Firenze veniva condannato ora a un’ammenda ora al rogo.  Resta qualche incertezza sul giorno esatto in cui dovremo ricordarlo (la morte dovrebbe essere avvenuta tra il 13 e il 14 settembre 1321), mentre non è possibile stabilire con la stessa buona approssimazione una data di nascita, avvenuta comunque nel 1265. Al massimo possiamo festeggiare il compleanno di Dante nella seconda metà di maggio, grazie a uno di quei riferimenti astronomici del “Paradiso” che a noi comuni lettori oggi suonano così complessi quando, con le migliori intenzioni, ci mettiamo a cercare di leggere una buona volta la “Commedia” (arrivando, se va bene, alla fine del primo canto della prima cantica).

A fare il punto su ciò che è ricostruibile della vita di Dante Alighieri è Alessandro Barbero, docente di Storia medievale presso l’Università del Piemonte Orientale nonché  comunicatore di storia dalla fama giustamente in costante crescita (se posso consigliare una strategia per sopravvivere a casa in zona rossa: guardatevi tutte le sue lezioni disponibili su YouTube). A pochi mesi dallo scoccare dell’anno dantesco, Laterza ha pubblicato una sua biografia del poeta fiorentino di cui vogliamo provare a decifrare lo stringato titolo (“Dante”).

L’apertura è quasi cinematografica: troviamo il futuro autore del “poema sacro” tra i feditori (prima linea) della battaglia di Campaldino, che consolidò l’egemonia di Firenze in Toscana. Chi lo immagina come un poeta devoto e quindi mite, tenga conto che Dante sapeva usare le armi e sicuramente non disdegnava questo mestiere, da buon uomo del suo tempo. Inutile farne anacronisticamente un pacifista. Anzi, già che ci siamo leviamogli il cappuccio rosso e la corona d’alloro con cui lo vediamo sempre rappresentanto e cerchiamo di seguirlo tra gli amori, le amicizie, i personaggi del “clan Alighieri”, le (dis)avventure politiche, l’esilio, le fatiche letterarie.

Anche se nel risvolto di copertina leggiamo che per il lettore è come seguire le indagini di un detective in un romanzo giallo, il “Dante” di Barbero non è un romanzo né un’opera di aperta divulgazione. Anzi, alcuni capitoli sono talmente approfonditi nelle ricostruzioni basate su documenti d’archivio che si suda per non perdersi tra le parentele, gli affari di famiglia, le dinamiche della lotta tra guelfi e guelfi che dilaniava Firenze. Nel caso l’abbiate ricevuta come strenna natalizia, prima di affrontare la lettura di questa biografia meglio andare a rispolverare un profilo di Dante sui manuali scolastici per poi approfondire con Barbero e magari scoprire che certi dettagli che abbiamo studiato a scuola non sono (più) così certi. Succede quando uno storico “osa” mettere il naso nel campo normalmente riservato ai letterati.

Lorenzo Crola

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