Il duomo di Pavia batte il santuario di Boca 4-1

Per i novaresi un cantiere lunghissimo o, in generale, un’impresa che sembra non avere mai fine è “come la chiesa di Boca”, dal momento che nel paese dell’omonimo rosso Doc sorge tra i boschi un santuario frutto della rampante grandiosità di un giovane Alessandro Antonelli.

L’architetto della Mole torinese pensò a una struttura talmente ambiziosa che non solo la costruzione si è prolungata per un secolo, ma ancora oggi (a guardarne la facciata) il santuario non è che sembri proprio finito.   

Non so se esista un detto analogo nel Pavese, ma di certo il duomo dell’ex capitale longobarda appare altrettanto impressionante, quanto a dimensioni e a lunghezza del cantiere.

un cantiere lungo oltre quattro secoli, dalla storia romanzesca, ha portato all’attuale cattedrale con la sua immensa cupola

Solo che in questo caso Pavia batte Boca, quattro secoli (e mezzo) a uno. Il cupolone pavese compare già a chilometri di distanza. Io per esempio credo di aver iniziato a scorgerne il profilo mentre mi veniva l’acquolina in bocca attraversando Carbonara al Ticino. Man mano che mi avvicinano alla città ho distinto sempre meglio quella monumentale massa di mattoni rossi.

Quando poi, attraversato il delizioso ponte coperto, sono arrivato ai suoi piedi lo sbigottimento si è moltiplicato nel notare che tanto splendore rinascimentale è caratterizzato anche da strutture in cemento armato. E qui il visitatore comune comincia a non capirci più niente. Ricostruzioni nel dopoguerra? Necessità di rinforzare la struttura? Intervento degli alieni?

Non è il caso di scomodare Roberto Giacobbo. È stato sufficiente leggere tutta l’avventurosa, quasi romanzesca storia del cantiere per venirne a capo.  Cantiere iniziato a fine ‘400, nel pieno splendore del Rinascimento lombardo, con l’apporto dei grandi nomi dell’epoca. Pare che abbia detto la sua persino Donato Bramante.

non sono solo le dimensioni a stupire: che cosa ci fanno delle strutture in cemento armato in un insieme di ispirazione rinascimentale?

Risultato: si progetta una cattedrale sormontata da una cupola talmente grandiosa che la struttura prevista è stata (quasi) completata solo negli anni ’30 del ‘900, quando appunto non si è esitato a far uso delle moderne tecniche costruttive.

So già cosa potrebbe pensare qualcuno: siamo proprio la patria dei cantieri infiniti, eravamo già ridotti così nel ‘400. E invece no, non c’azzecca proprio niente questo discorso.

È vero il contrario. Questa è la storia di una comunità che crede in un progetto che sa che non vedrà finito, ma continua a lavorarci ostinatamente, magari alternano periodi più solerti e felici ad altri di crisi e scoraggiamento. Ma ogni volta alla fine ci si rialza. E ogni epoca ci mette il proprio gusto e le proprie tecnologie.

la durata secolare dei lavori non è una storia di lentezze e burocrazia. al contrario, emergono l’ostinatezza e la lungimiranza di una comunità

Questa volta come immagine simbolo scelgo l’altare senza pala nel transetto sud. Simbolo dell’incompiuto o forse (involontario) omaggio al mattone di cui, in quella immensa cupola che abbiamo sopra la testa, troviamo un’apoteosi.

Indovinate quale piatto ho preparato poi, una volta tornato a casa.  

Lorenzo Crola

16 pensieri riguardo “Il duomo di Pavia batte il santuario di Boca 4-1

  1. Ciao, la pala dell’altare non è ancora terminata… appena sarà pronta la sistemeranno. Con calma… vista la tempistica di costruzione. Però sarà stupenda come tutto il duomo. Baci vivi

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  2. Ringrazio Alda, attenta lettrice di phileasfogg2020.com, per avermi fornito una foto di qualche anno fa che documenta l’altare che ho presentato nell’ultima immagine dell’articolo. Grazie a questo contributo, è possibile notare che nella cornice era presente una pala. Non so se l’assenza dell’opera sia temporanea, ma l’altare barocco con i suoi marmi colorati e il grezzo muro di mattoni creano un contrasto davvero emblematico.

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  3. Anch’io non so se a Pavia abbiano un detto sulla lunghezza dei cantieri, ma qui a Milano ne abbiamo uno che forse è ormai noto in tutt’Italia. Lo cito prima nel dialetto locale perché rende meglio l’atmosfera: “Te set lòng come la fàbrica del Domm”, “Sei lungo come la fabbrica del Duomo; in questo caso, si parla di cinque secoli scarsi di cantiere (prima pietra nel 1386, posa della Madonnina dorata nel 1875).
    A parte questo, grazie per avermi risolto un dubbio: anch’io, visitando il Duomo pavese l’estate scorsa, credevo fosse stato parzialmente ricostruito, in tutta fretta, dopo un disastro; ma mi era difficile immaginare quale cataclisma potesse aver distrutto un pavimento (che mi ricordò quello di un magazzino) e non le pareti o i soffitti. Ora mi è tutto più chiaro, e complimenti alla città per la tenacia. Tra l’altro, ricordo che, per altre ragioni, nemmeno la Mole Antonelliana è sfuggita al cemento armato.

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  4. Già, la “fàbrica del Domm” è il cantiere per eccellenza… a Boca sono ancora dei lattanti, ne devono fare di strada. È proprio la tenacia con cui si credeva in questi progetti ciò che commuove. Leggere la storia del duomo di Pavia è veramente appassionante: progetti su progetti, passi o passettini avanti, fallimenti, rifacimenti… dobbiamo recuperare quello spirito secondo me

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