Scusi, per Dux Aymo per dove dobbiamo andare?

Villafranca era un toponimo abbastanza alla moda nel Medioevo. In Italia ci sono ancora sette località che portano questo nome.

Quella di cui vi parlo in questo articolo viene definita dal suo sindaco  «una piccola Venezia», in un’intervista disponibile su Youtube (quante piccolevenezie ci saranno al mondo?).

SEGUENDO L’ACQUA DELLA ROGGIA BEALERA SI GIUNGE A UNA CAPPELLA LETTERALMENTE NASCOSTA TRA I CAMPI DI MAIS: ECCO S. MARIA DI MISSIONE

Siamo in un lembo di pianura Padana stretto tra Po e Pellice, ma l’acqua che seguiamo oggi è quella della roggia Bealera Grossa.

Attraversato un ponticello sulla Bealera, si inizia ad avvistare un esile campanile nascosto tra i campi di mais.

LA CAPPELLA DI S. MARIA DI MISSIONE A VILLAFRANCA PIEMONTE (TORINO)

Se la sacra di San Michele si avvista da distanze siderali, per trovare il sito di S. Maria di Missione è stato necessario girare per cascine alla ricerca di informazioni.

Le faticose ricerche vengono del tutto ripagate quando si scopre che la semplicità esterna della cappella nasconde a sua volta un ciclo di affreschi di un maestro tra i più originali e talentuosi del ‘400 piemontese, Dux Aymo (o Aimone Duce).

QUESTO ANGOLO NASCOSTO DI PIEMONTE CUSTODISCE STORIE DIPINTE DA UNO DEI PIÙ ORIGINALI E TALENTUOSI MAESTRI DEL ‘400 PIEMONTESE, DUX AYMO

Sono poche le notizie su Dux Aymo. Sappiamo che la famiglia era originaria di Pavia, ma lui fece fortuna in Piemonte, dove diventò pittore di fiducia del principe Ludovico di Acaia.

Fa riflettere il fatto che questi affreschi di Villafranca possono essere ricollegati con certezza a questo artista grazie a vecchie foto scattate quando ancora era ben leggibile la firma lasciata sull’episodio dell’Annunciazione, tra un rivo e un ponticello che potrebbero riprodurre l’ambiente circostante.

In questi casi mi rendo conto di quanto sia importante girare per luoghi dimenticati e trascurati documentando lo stato di fatto, anche semplicemente con un telefonino.

Ci penso ogni volta che torno in un luogo già visitato e noto quanto esso sia mutato (a volte in meglio, spesso purtroppo in peggio: ed è amaro verificare che alle foto non sfugge ciò che abbiamo perso).

La cappella di S. Maria di Missione all’interno è una semplice navata unica, divisa in due campate: una completamente bianca, l’altra completamente dipinta.  

Il ciclo di affreschi di Aimone Duce sulla parete di fondo presenta S. Lucia e S. Alessandro (ai lati), una annunciazione (sopra) e un compianto sul Cristo morto (al centro).

Quest’ultimo (proprio il corpo di Cristo) è in parte coperto dal tabernacolo di un altare posticcio, per fortuna rimovibile, anche se io non ho osato toccarlo (a volte mi permetto di spostare vasi o candelabri che intralciano le foto, ma ecco… toccare un tabernacolo… non me la sono sentita).  

AL CENTRO DELL’EPISODIO CENTRALE SPICCA IL TOCCANTE BACIO DELLA MADDALENA AL CRISTO MORTO, MA OGNI DETTAGLIO DELLA SCENA COMUNICA UNA SENSAZIONE DI INDICIBILE DOLORE

A toccare il cuore in questa scena è la Maddalena dai lunghi capelli ramati che bacia la mano di Cristo mentre le scendono copiose lagrime.  

Eppure il dolore è disseminato ovunque: nei volti, nei gesti delle mani, nel manto violaceo che pietosamente vela il pianto di una donna.

Turbanti ed elaborate acconciature femminili parlano del gusto di un’epoca e degli influssi culturali internazionali che si respiravano da queste parti.

Dopo aver ammirato i due estremi della parabola terrena di Cristo, volgendo lo sguardo a sinistra vediamo avanzare la processione delle virtù e dei vizi, impersonati da figure femminili affiancate, nel caso dei vizi, da demoni mostruosi e animali che simboleggiavano (agli occhi di chi ha ideato questo ciclo) le colpe rappresentate.

Come Dux Aymo deve essersi divertito a creare dettagli peccaminosi, lascio a voi il compito di sbizzarrirvi nel riconoscere i vizi delle foto qui sopra.


La fascia inferiore di questa parete è occupata da una serie di santi che definirei semplicemente uno più bello dell’altro.

Emerge (letteralmente) l’uso dei rilievi in stucco per dare una raffinata tridimensionalità alle figure, apprezzabile in particolare nella virtuosistica cintura indossata da San Costanzo.

Concludo questa galleria con il mirabile San Michele Arcangelo che è stato al centro della recente serata dedicata appunto al tema “San Michele tra Piemonte e Valle d’Aosta”.

Con questo articolo inizia una serie di tre puntate dedicate a chi ha perso l’evento o vuole approfondire i temi che vi erano stati trattati.

A presto dunque, con altri due itinerari sulle orme di San Michele.

Lorenzo Crola

[1 – continua]

14 pensieri riguardo “Scusi, per Dux Aymo per dove dobbiamo andare?

  1. “… quando ancora era ben leggibile la firma lasciata sull’episodio dell’Annunciazione…”: peccato, con un buon restauro forse rispunterebbe fuori, ma si vede bene che a interventi del genere non è stata data importanza. Tuttavia, anche gli affreschi che nella parte bassa sono scrostati, un po’ disgregati, hanno il loro fascino (inconsapevole).
    Anche se le fai col cellulare, le foto ti vengono davvero bene.
    Siccome leggo, alla fine del post, “[1 – continua]” spero che si possa vedere anche la “… navata unica, divisa in due campate: una completamente bianca, l’altra completamente dipinta…”
    La foto, per così dire di copertina, è veramente bella. Mi ha incuriosita e, siccome nell’ultimo paio d’anni facciamo la montagna in Piemonte, ora vado a controllare su Google Maps se è fattibile una gitarella o è troppo fuori mano.
    Bel post.

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    1. Ehm, sono più di tre ore di macchina, con discesa e poi risalita a 1400 metri e passa.
      Difficile da fare in giornata. Io ho anche problemi con le curve e l’altitudine, perciò devo sempre fare 2-3 soste di una decina di minuti (se no mi sento male). Peccato.

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    2. Ti ringazio.
      Sì, spesso gli affreschi incompleti (per rovina o a volte perché proprio non sono stati finiti) assumono un’espressività tutta particolare: occhi che spuntano senza un volto, martiri sottoposti a supplizio senza che si veda il carnefice (perchè il popolo si scagliava contro queste figure…). Lo definirei proprio “fascino inconsapevole”, ben detto.
      Credo che comunque con gli ultimi restauri qui si sia recuperato quanto possibile.
      Le prossime puntate saranno dedicate ad altri due siti di cui ho parlato durante la serata. Da Villafranca P. è tutto… mi spiace, la campata bianca non l’ho degnata di una foto, tanto ero rapito da quella dipinta…

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  2. E’ un peccato che certi affreschi possano venire persi perché non si hanno soldi e voglia per salvaguardarli. Il fatto che si sia persa, nel giro di anni, la firma dell’autore, la dice lunga sullo stato di abbandono.

    I vizi: ne mancano 2, mi pare.

    Annunciazione: nella chiesa dove va mio padre c’è una pala che è molto simile come immagini e prospettiva. Autore credo ignoto.

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    1. Purtroppo ci sono molte storie dipinte che stiamo rischiando di perdere, proprio quest’estate in un paese limitrofo al mio ho visto una chiesa in condizioni pietose. Questa cappella per fortuna è stata ben conservata nel complesso. Si sono quasi perse le pitture esterne, di cui nell’articolo non ho parlato (dovendo selezionare un po’ i temi)

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      1. Sì, ricordo di aver letto anche che ci sono stati dei restauri e nel complesso mi è sembrata ben curata. A volte manca proprio la manutenzione ordinaria: chiese piene di polvere, ragnatele, guano, infiltrazioni (anche sugli affreschi!), trattate un po’ come depositi… Affrontare una campagna di restauri è molto oneroso come progetto ma già ordine e pulizia fanno tanto

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